L’Intervento

Varie fasi dell’Intervento.

Metodologia di intervento

L’ingresso nel Gruppo Appartamento e nel Centro Diurno è proposto dai servizi sociali comunali dell’area territoriale di Roma e provincia oppure disposto in base a decreto del Tribunale per i Minorenni, altresi sono previsti accessi su segnalazione delle famiglie private, previa adeguata documentazione del medico di famiglia o dello psicologo/psichiatra che ha in cura il caso, che saranno indirizzate ai servizi sociali competenti per la valutazione del caso e la disposizione di accesso alla struttura come previsto da normativa vigente.
Fatte salve situazioni di particolare emergenza, che richiedono un collocamento immediato, tale proposta viene inoltrata e documentata e inviata al coordinatore del servizio che, verificata la disponibilità, attiva le procedure di inserimento e convoca una riunione tra l’equipe ed i referenti del servizio sociale inviante per la presentazione del caso, nel corso della quale vengono esplicitate le caratteristiche personali e contestuali che hanno reso necessario il provvedimento di allontanamento del minore dalla famiglia d’origine e gli obiettivi generali dell’intervento.
Al fine di perfezionare l’inserimento del minore nel gruppo appartamento, la proposta deve essere corredata dalla seguente documentazione: relazione del servizio proponente o del medico/psicologo proponente, accompagnata da eventuale relazione psicologica o neuropsichiatrica e decreto del Tribunale per i Minorenni, nel caso in cui l’inserimento venga disposto dall’Autorità Giudiziaria.
E’ previsto all’accesso un periodo di inserimento di 15 giorni in cui l’equipe valuterà come il minore si inserisce nel gruppo preesistente e se il tipo di intervento si concilia con la realtà del minore.
Per i minori ammessi d’urgenza, la struttura, in collaborazione con i servizi territoriali competenti, definisce, entro trenta giorni, un piano d’intervento volto a garantire un’adeguata risposta all’emergenza e una sistemazione stabile per il minore.
Il periodo dell’intervento è a lungo termine, previo raggiungimento obiettivi iniziali ed è variabile, e risponde le disposizioni previste dalla normativa vigente in materia. Per particolari bisogni assistenziali e patologie psichiatriche complesse è possibile, concordata con i servizi sociali la permanenza nel gruppo appartamento oltre il 18 anno di età come previsto da normativa vigente.
Nel periodo a lungo termine di accoglienza nel gruppo appartamento l’ingresso di familiari e visitatori, non sarà libero ma accuratamente programmato con l’equipe.
In alcuni casi di patologie particolarmente gravi o di ambienti fortemente deprivanti, si svolgerà un attività di consulenza e supporto alla famiglia ma le visite al minore nel primo periodo saranno limitate, per permettere di ristabilire un ambiente protetto e nuovi legami di attaccamento.

I Fase: Accoglienza e presa in carico del minore

Sono previste due modalità di intervento:

  1. Pronta accoglienza (1 posto letto): si rivolge ai casi di emergenza che richiedono l’attivazione di un intervento d’urgenza. In tali circostanze l’intervento viene così articolato:
    • osservazione/valutazione delle condizioni fisiche e psicologiche d’ingresso e risposta alle esigenze immediate del minore accolto
    • colloquio di accoglienza, svolto dallo psicologo insieme ad un operatore di riferimento
    • avvio della relazione empatica con il minore
    • colloqui psichiatrici con lo psichiatra
    • familiarizzazione del minore con la comunità ed il gruppo di ospiti residenti
  2. Accoglienza programmata (3 posti letto): si rivolge ai casi in cui è possibile preparare il minore all’ingresso, mediante l’elaborazione di progetti di inserimento graduale. In tali circostanze l’intervento viene così articolato:
    • incontro dell’equipe con i referenti del servizio inviante
    • incontri con la famiglia del minore
    • incontri periodici del minore con l’equipe, all’interno della struttura e/o in ambienti neutri e avvio della relazione empatica con il minore
    • colloquio di accoglienza, svolto dallo psicologo insieme ad un operatore di riferimento
    • familiarizzazione del minore con la comunità e il gruppo di ospiti residenti per un tempo di 15 giorni
    • definizione progetto educativo ed attività cliniche necessarie al ristabilimento dell’equilibrio psicologico.

II Fase: Analisi della domanda d’aiuto

L’analisi della domanda d’aiuto prevede l’identificazione permanente delle necessità, esplicite ed implicite, del minore accolto, attraverso strumenti di rilevazione diretta ed indiretta, quali:

  • osservazione del minore in contesti diadici e di gruppo
  • colloqui individuali
  • colloqui con i referenti del servizio inviante
  • colloqui con la famiglia d’origine
  • colloqui con i referenti della scuola e/o di altre agenzie socio educative, coinvolte nel
  • percorso dicrescita del minore
  • colloquio di valutazione psicologica, articolato in tre incontri.

III Fase: Personalizzazione dell’intervento

La personalizzazione dell’intervento prevede l’elaborazione di un progetto educativo individuale che tenga conto dei seguenti criteri: attualità, fattibilità, flessibilità e che sia redatto ai sensi della normativa vigente, e che indichi, in particolare, gli obiettivi

da raggiungere, i contenuti e le modalità dell’intervento e il piano delle verifiche.
Il progetto educativo individuale è un modulo articolato, dinamico che andrà adattato alle varie fasi di sviluppo del minore e agli elementi che via via emegeranno lungo il suo percorso di crescita.
L’elaborazione del progetto educativo individuale si propone l’obiettivo di favorire il germogliare nel minore di un cambiamento educativo qualitativamente significativo, puntando sull’individuazione, il risveglio e la promozione delle sue risorse e delle sue potenzialità. La stesura del progetto individuale include la collaborazione con i referenti del servizio inviante, la partecipazione diretta del minore, il coinvolgimento dei familiari, della scuola ed altre agenzie socio-educative, presenti sul territorio e si articola su vari livelli:

  1.  descrizione del caso: anamnesi del minore fino al momento del suo ingresso nella comunità, con particolare riferimento al back-ground sociale e familiare di provenienza
  2.  esplicitazione degli obiettivi a breve, medio e lungo termine, formulati sulla base del potenziale, delle risorse e dei bisogni del minore, inteso come individualità problematica, ma soprattutto come realtà fontale di potenzialità ed energie
  3.  programmazione degli atti professionali ed esplicitazione degli strumenti operativi che si
    intendono mobilitare per il raggiungimento degli obiettivi prefissati
  4.  definizione degli indicatori di verifica, intesi come descrittori comportamentali significativi, congruenti, osservabili
  5.  verifica e valutazione in itinere: integrazione/ridefinizione degli obiettivi e/o degli atti
    professionali programmati, sulla base della documentazione sistematicamente redatta
    dall’equipe, del confronto diretto trai membri dell’ equipe nel corso delle riunioni settimanali, della supervisione e dell’aggiornamento con i referenti del servizio inviante.

L’intervento clinico

L’intervento clinico sulla psicopatologia sarà attivato in coordinazione dalla Dottoressa Bernardini, dalla Dottoressa Montanaro e dal Dottor Reggio d’Aci, nel rispetto delle reciproche professionalità e mansioni operative. Sarà redatto un piano clinico di intervento iniziale dopo i primi 15 giorni di osservazione del minore, per adeguare l’intervento alla personalità e alla patologia in atto.
In linea generale:

Verrà curato  l’aspetto farmacologico e psicoterapico. L’intervento clinico sarà realizzato attraverso l’istituzione di percorsi psicoterapici individuali e di un percorso di gruppo, che possa dinamizzare dinamiche profonde.

Verranno attuati percorsi di sostegno psicologico e di orientamento alle famiglie, in momenti individuali e di gruppo. Verranno realizzati laboratori di gruppo ad indirizzo psicodinamico attraverso l’utilizzo di immagini filmiche e letterarie: in tali incontri saranno scelti film e libri che possano stimolare la riflessione su tematiche critiche o di particolare interesse per i minori ospiti e dopo la visione/lettura in una dimensione di gruppo si effettuerà un lavoro clinico sui vissuti e sulle dinamiche profonde attivate da tali immagini.

Per ciascun minore ospite della comunità vengono redatte e sistematicamente aggiornate delle cartelle personali realizzate attraverso un sistema dati informatizzato, che descrivono le diverse fasi del progetto, con particolare riferimento ai dati relativi alla salute psicofisica del minore, al processo di inserimento nel gruppo, al comportamento, al rendimento scolastico, all’eventuale inserimento lavorativo, ai rapporti con la famiglia d’origine. Il sistema dati informatizzato si
articola in una raccolta di cartelle nominative suddivise in una parte di raccolta della storia del minore, una parte inerenti agli aspetti medici, una parte che descrive l’aspetto educativo-pedagogico, una parte sugli aspetti di socialità ed una raccolta dati sul minore. Tali informazioni sono raccolta previa firma del consenso informato alle famiglie in fase di ingresso nella Residenza Tuberose.
Come previsto dalla normativa di riferimento nel sistema dati sarà inserita una tabella dietetica autorizzata dalla ASL.
Sarà predisposto un registro cartaceo delle presenze degli operatori, con le indicazioni delle mansioni svolte e dei turni di lavoro, nonché delle consegne giornaliere.

IV Fase: Dimissioni

Le dimissioni di ciascun minore ospite vengono disposte, in collaborazione con l’equipe, dai servizi socio-sanitari responsabili dell’inserimento, privilegiando un criterio di gradualità e la realizzazione di progetti “ponte”, finalizzati a rendere meno traumatico il processo di separazione e il passaggio ad una nuova situazione di vita. In particolare, sarà cura dell’intero gruppo di lavoro, equipe e servizi sociali e sanitari , valutare l’opportunità di facilitare tale percorso attraverso:

  • l’inserimento del minore in progetti per la semi-autonomia al raggiungimento dell’atà adulta
    presenti sul territorio
  • Il mantenimento di un contatto e di un progetto educativo nella struttura della Residenza
    Tuberose solo con la partecipazione alle attività pomeridiane del centro Diurno Tuberose
  • l’attivazione del volontariato nel sostegno del nucleo familiare a domicilio post-dimissione

La vita all’interno del gruppo appartamento

La vita all’interno del gruppo appartamento è disciplinata da un regolamento, stabilito dall’equipe con la partecipazione diretta dei minori ospiti, che si ispira alle più semplici regole sociali di convivenza, come la turnazione nella pulizia degli ambienti, l’equilibrio dei rapporti interpersonali, l’adeguatezza del comportamento nei momenti di lavoro e di svago. La pratica di queste semplici regole intende favorire i movimenti di attaccamento alla “casa” e suscitare il senso di appartenenza dei minori ospiti alla comunità, intesa come gruppo e come ambiente. Ciascun minore dispone di uno spazio personale, dove custodire i propri oggetti personali e godere di momenti di privacy.

Gli educatori coinvolgono i minori nella gestione e nel governo del gruppo apartamento, stimolando iniziative di autopromozione del gruppo e del singolo, in un ottica di collaborazione e reciprocità.
L’equipe lavora con i minori ospiti alla promozione di un’educazione igenico-sanitaria, volta a favorire l’acquisizione di habitus comportamentali, improntati al raggiungimento dell’equilibrio psicologico della persona, nella sua complessità.
I minori ospiti del gruppo appartamento frequentano la scuola pubblica e/o corsi di formazione professionale, presso gli istituti dislocati sul territorio di ubicazione, salvo particolari eccezioni che, a garanzia della continuità didattica e del mantenimento dei legami con il territorio di provenienza, coimplicano la scelta di istituti situati altrove. L’equipe provvede a realizzare, in collaborazione con la scuola, percorsi formativi individualizzati, finalizzati al recupero di eventuali ritardi sui programmi scolastici e all’approfondimento degli argomenti verso cui il minore dimostra di nutrire maggior interesse. Per quanto riguarda i minori che si trovano fuori dal circuito scolastico (drop-out, termine dell’obbligo scolastico), l’equipe provvede a realizzare attività di orientamento al
lavoro e l’inserimento in corsi regionali di formazione professionale, attivando un lavoro di rete sul territorio finalizzato ad individuare le domande di mercato e a sensibilizzare le aziende al reperimento di personale in formazione tra le aree del disagio sociale minorile.

Il tempo libero è impegnato in attività individuali e di gruppo, proposte dall’equipe e anche dai minori stessi attraverso la valorizzazione delle potenzialità di ognuno :

  • laboratori didattici e attività di studio di gruppo
  • laboratorio pittorico e digitale
  • laboratorio storia dell’arte con visite mensili in esterna a musei e monumenti
  • laboratorio informatico per acquisizione competenze lavorative
  • attività ludico-ricreative, finalizzate, sul versante della comunicazione, al recupero delle capacità relazionali e, sul versante della socializzazione, allo sviluppo dei rapporti interpersonali
  • attività sportive, finalizzate allo sviluppo delle capacità psicomotorie e alla socializzazioneintegrazione
    dei minori ospiti presso strutture sportive del territorio
  • laboratorio di giardinaggio ed orto sociale
  • laboratorio di lettura e discussione di giornali e quotidiani
  • soggiorni di vacanza nel periodo estivo

Tutte le attività si intendono aperte alla partecipazione dei volontari dell’Associazione di
promozione sociale Tuberose.
Considerata la fascia di età prevalente degli utenti e le problematiche relative al periodo
adolescenziale, sono previsti momenti di verifica e gruppi di ascolto periodici, centrati sulle tematiche relative allo sviluppo e alla sessualità.
Sarà adottato un registro degli ospiti e degli operatori nel sistema dati informatizzato come previsto dalla vigente normativa e adottata una carta dei servizi, a disposizione di ospiti e famiglie..

Valutazione dell’intervento

Sono previsti specifici momenti di valutazione dell’efficacia dell’intervento e focus group con gli ospiti per una valutazione del servizio.
Per ciò che concerne la valutazione dell”efficacia dell’intervento educativo e psicologico, essa sarà realizzata con uno studio statistico longitudinale, che confronti la situazione pre e post residenzialità, attraverso la misurazione di alcuni standard all’ingresso ed in uscita. In tal modo si potrà monitorare l’efficacia dell’intervento sullo sviluppo del ragazzo, e tali dati saranno messi a diposizione della comunità in momenti collettivi con partecipazione a convegni e giornate di discussione.
Sul piano della valutazione del servizio come prescrivono le norme regionali di riferimento vi sarà un momento di valutazione del servizio da parte degli ospiti attraverso la compilazione di questionari e attraverso focus group mensili regolari nel tempo, che saranno la base per una riorganizzazione del servizio sulla base degli stimoli offerti dagli ospiti.